Appunti d’Africa

secondo giorno…

di Luca Sacchi

Il gallo canta al mattino. Poi a mezzogiorno, al pomeriggio, alla sera. Una volta meno del muezzin, per rispetto. Si fa sentire. Mi dicono sia lo stesso anche in India. Tutti posti dove il tempo viaggia su binari a noi sconosciuti. Venerdì abbiamo portato i bambini in piscina. 37, anzi 40, perché all’ultimo se ne sono aggiunti 3. Un buon gruppetto, considerando che il 90 percento (stima per difetto)  non aveva mai visto una piscina. E che, nonostante Dakar sia sul mare, la nuotatina non rientra nelle consuetudini del luogo. Ore 10 si parte, tutti sul pullman affittato, sette bambini per fila, noi volontari, qualche borsa col materiale (costumi braccioli tubi di gomma), i due cameramen. Comodi proprio no, ma grande entusiasmo, e tante canzoni che fanno allegria e allontanano la paura. La piscina è uno stadio del nuoto: vasca dei tuffi, vasca da 50, piscina più piccola – la nostra – tribuna enorme. Costruttori la stessa azienda italiana che gestisce  gli impianti dei campionati del mondo. Utenti in vasca 15, a essere generosi. Quindi da un po’ fastidio pagare i due euro e mezzo a persona per entrare, probabilmente come prima scuola in dodici anni di attività dell’impianto. Poi ci si chiede perché il nuoto non vada forte da queste parti. Tira il vento, purtroppo. E non è facilissimo all’inizio far mettere i pargoli coi piedi nell’acqua (fredda vera, non come da noi). I bimbi ti guardano, ridono, hanno paura ma sono curiosi, ma è proprio la curiosità a vincere. Da lì in poi, un trionfo (grazie Carola e grazie Rosi per l’aiuto). Uno alla volta, tutti in acqua. All’inizio incollati come funghi,  poi sempre più sciolti, e la prima che riesce ad abbandonarsi ai soli braccioli strappa l’applauso di tutti. È un’ora fitta di lavoro divisa in due turni che non dimenticheremo mai. Il sorriso dei bimbi è un’emozione che esplode dal viso alla pancia. Poi tutti indietro, percorso inverso, e al pomeriggio il teatrino di Rosi e Milena conclude una giornata epica nella quale abbiamo fatto finta di non sapere che il giorno dopo saremmo andati in visita alla baraccopoli.

la prima parte la troverete qui ==>

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